Mette Gauguin — Storia e analisi
Nel 1880, Paul Gauguin dipinse sua moglie, Mette Gauguin, in un momento cruciale delle loro vite, un ritratto che in seguito sarebbe diventato simbolo della distanza che si era creata tra di loro. Questo fu l'anno in cui la coppia si stabilì a Parigi, e Gauguin, ancora un agente di cambio di professione, stava appena iniziando a dedicarsi seriamente alla pittura. L'opera si presenta come una rara e precoce visione di Mette, che in seguito sarebbe diventata una figura di assenza nell'arte e nella vita di Gauguin dopo la sua partenza per Tahiti.
A differenza delle sue tele successive, dai colori vivaci, questo ritratto è radicato nelle convenzioni del tempo, ma già accenna alla qualità introspettiva che avrebbe definito il suo stile maturo. Mette è seduta dritta, con lo sguardo leggermente distolto dallo spettatore, le mani incrociate in grembo, una posa che suggerisce sia compostezza che riservatezza. La palette sobria e la cura nella rappresentazione del suo abito e dei suoi tratti riflettono l'influenza dell'Impressionismo, ma la distanza emotiva è palpabile. L'attenzione di Gauguin alla luce che cade sul suo viso e all'ambiente modesto enfatizza la sua dignità, ma anche un senso di isolamento.
A differenza dei ritratti intimi di donne di Edgar Degas, che spesso invitano lo spettatore a momenti privati, la rappresentazione di Mette da parte di Gauguin la tiene a distanza, come se preannunciasse la separazione emotiva e geografica a venire. Il medium della pittura rimane incerto, anche se si crede comunemente che si tratti di olio su tela, tipico del lavoro iniziale di Gauguin. Il ritratto rimase in possesso della famiglia per molti anni, un ricordo personale di un matrimonio che non sarebbe sopravvissuto alle ambizioni inquietanti di Gauguin. Oggi, Mette Gauguin è riconosciuta come un documento importante degli anni formativi dell'artista, prima della sua rottura radicale con le convenzioni europee e del suo fatidico viaggio verso i Mari del Sud.
Il dipinto si trova ora nella collezione del Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, un testimone della connessione duratura, sebbene complicata, tra artista e soggetto.
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