Autoritratto come Zeuxis che Ride — Storia e analisi
Nell'ultimo anno della sua vita, Rembrandt van Rijn si dipinse come l'antico pittore greco Zeuxis, colto in un momento di risata. Questo autoritratto si distingue non solo per il suo umorismo, ma anche per il suo tempismo: Rembrandt, di fronte alla bancarotta e alla perdita personale, scelse di incarnare una figura nota per essere morta ridendo della propria arte. Nessun altro autoritratto di Rembrandt flirta così apertamente con l'assurdo, portando gli studiosi a dibattere se questo fosse un gesto di sfida, ironia o accettazione di fronte alla mortalità. La storia che Rembrandt seleziona è quella di Zeuxis, famoso nell'antichità per aver dipinto uve così convincenti che gli uccelli cercavano di beccarle, e che, secondo la leggenda, morì ridendo mentre dipingeva una vecchia donna commissionata come modello per Afrodite.
Qui, gli occhi di Rembrandt sono socchiusi e la sua bocca si apre in un ampio sorriso, il suo viso rugoso vivo di divertimento. Il gioco di luci sui suoi tratti enfatizza le profonde linee dell'età, mentre la sua mano, che tiene un pennello, è posizionata come se fosse a metà gesto. A differenza degli autoritratti più solenni di Artemisia Gentileschi, l'approccio di Rembrandt è autoironico e teatrale, invitando gli spettatori a condividere la battuta e, forse, a riflettere sulla follia dell'ambizione artistica. La provenienza precisa di Autoritratto come Zeuxis che ride è incerta, così come il suo mecenate originale — se mai ce ne fosse stato uno.
Molti degli ultimi autoritratti di Rembrandt rimasero nel suo studio al momento della sua morte nel 1669, circolando tra le collezioni di Amsterdam prima di entrare in mani pubbliche. Oggi, il dipinto è ospitato nel Museo Wallraf-Richartz di Colonia. È uno degli ultimi di una lunga serie di autoritratti, e il suo tono comico e disinibito segna una deviazione dalla gravità introspettiva delle sue opere precedenti.
Questo dipinto si erge come un testimone della disponibilità di Rembrandt a confrontare sia la sua arte che la sua umanità con ingegno e sincerità, anche alla fine della sua vita.
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