Natura morta: vaso con cinque girasoli — Storia e analisi
Quando un incendio ha devastato la casa del collezionista giapponese Koyata Yamamoto nel 1945, la storia dell'arte ha perso uno dei suoi tesori più rari: Natura morta: Vaso con cinque girasoli di Vincent van Gogh. A differenza delle più famose tele di girasoli ora a Londra e Monaco, questo dipinto è stato visto in pubblico per l'ultima volta nel 1920 ed è ora conosciuto solo attraverso fotografie in bianco e nero e un pugno di descrizioni scritte. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto nella celebre serie che van Gogh dipinse ad Arles durante l'estate del 1888, un periodo in cui si stava preparando per l'arrivo di Paul Gauguin e sognava una comunità di artisti nel sud della Francia. In quest'opera, van Gogh si è concentrato su un semplice vaso che contiene cinque girasoli, ognuno in una fase diversa di fioritura e decadimento.
I fiori esplodono verso l'esterno, i loro spessi petali e teste pesanti resi in audaci pennellate vorticosi che sembrano pulsare di energia. Lo sfondo, probabilmente di un blu o verde pallido, mette in risalto l'ocra e l'oro dei fiori, creando un vivace contrasto che attira l'occhio verso il cuore di ogni fiore. A differenza dei meticolosi arrangiamenti floreali di Jan Brueghel il Vecchio, van Gogh era meno preoccupato per l'accuratezza botanica che per catturare la vita e il movimento che vedeva nei fiori stessi.
Per lui, i girasoli erano più di un motivo: erano simboli di gratitudine e amicizia, dipinti con la speranza di accogliere un artista compagno. Il viaggio fisico di Natura morta: Vaso con cinque girasoli è sia breve che drammatico. Dipinta nell'agosto del 1888, è stata una delle varie nature morte di girasoli che van Gogh ha creato in rapida successione, ciascuna destinata a decorare la Casa Gialla ad Arles. Dopo la morte di van Gogh, il dipinto è passato di mano in mano prima di essere acquisito da Yamamoto all'inizio del XX secolo.
La sua distruzione durante la Seconda Guerra Mondiale l'ha resa un'opera leggendaria perduta, intensificando la fascinazione per la serie di girasoli di van Gogh e la febbrile creatività del suo periodo ad Arles. Oggi, la sua assenza è avvertita tanto intensamente quanto la presenza dei suoi fratelli sopravvissuti, un promemoria sia della fragilità che del potere duraturo dell'arte.
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