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Tavola Doria — Storia e analisi

Nessun dipinto di Leonardo da Vinci ha suscitato più mistero della Tavola Doria. Per secoli, studiosi hanno dibattuto se questo pannello logorato sia un frammento sopravvissuto del murale perduto di Leonardo, la Battaglia di Anghiari, un tempo acclamata come "la scuola del mondo" da Giorgio Vasari. Il murale originale, commissionato nel 1503 per il Palazzo Vecchio di Firenze, è scomparso senza lasciare traccia, lasciando solo copie, studi e questo enigmatico pannello, la cui attribuzione e scopo rimangono aspramente contestati. La scena esplode con il caos della guerra: cavalieri armati si scontrano in un groviglio di cavalli inarcati e corpi tesi, i loro volti contorti dal calore della battaglia.

Leonardo ha scelto il momento più violento della Battaglia di Anghiari (29 giugno 1440), quando le forze fiorentine e milanesi si contendevano il controllo di uno stendardo. I cavalieri centrali si contendono il vessillo, i loro gesti tesi e urgenti, mentre le criniere vorticosi e le narici dilatate dei cavalli rispecchiano la furia del combattimento. A differenza della copia successiva di Rubens, che ammorbidisce la violenza in un grande spettacolo, la Tavola Doria è cruda e immediata: ogni muscolo e vena è reso con lo studio ossessivo dell'anatomia di Leonardo. Il viaggio della Tavola Doria è stato quasi altrettanto drammatico quanto la battaglia che rappresenta.

La sua storia precoce è oscura; alcuni credono che sia stata dipinta dallo stesso Leonardo come pannello preparatorio, altri vedono la mano di un suo stretto seguace. L'opera è riemersa nelle collezioni della famiglia Doria a Genova, è scomparsa durante l'era napoleonica e riapparsa solo nel XX secolo, suscitando nuovi dibattiti sulle sue origini. Oggi è conservata nella Galleria degli Uffizi, un raro e logorato sopravvissuto di un capolavoro perduto e una testimonianza della duratura fascinazione per l'invenzione inquieta di Leonardo.

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