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Venezia: capriccio del monastero dei canonici di Laterano. — Storia e analisi

Quando Canaletto dipinse Venezia: Capriccio del Monastero dei Canonici Lateranensi nel 1743, era al culmine della sua fama tra i collezionisti britannici affamati di scene veneziane. Ciò che distingue quest'opera è la sua inventiva fusione di architettura reale e immaginata—un "capriccio"—che ha permesso all'artista di evocare una Venezia che non è mai esistita del tutto. Il monastero stesso, appartenente ai Canonici Lateranensi, era già scomparso dal panorama urbano ai tempi di Canaletto, rendendo questo dipinto sia un documento che una fantasia.

I collezionisti dell'epoca del Grand Tour apprezzavano tali visioni, desiderosi di portare a casa non solo vedute, ma sogni d'Italia. Il dipinto si erge come un testimone della fascinazione del XVIII secolo per la precisione e l'invenzione. Nella scena, la luce del sole si riflette su un ampio canale, dove le gondole fluttuano davanti a una imponente facciata di chiesa e a un gruppo di edifici monastici. Il monastero dei Canonici Lateranensi—non più in piedi—si erge con una grandezza idealizzata, le sue linee classiche e le cupole esagerate per effetto.

I veneziani quotidiani animano il primo piano: mercanti che scaricano merci, figure in conversazione, un cane che annusa lungo il molo. La precisione di Canaletto nei dettagli architettonici è abbinata al suo gioco di riorganizzazione della realtà, creando una città sia familiare che fantastica. A differenza di Guardi, i cui capricci veneziani spesso si dissolvono in una nebbia atmosferica, Canaletto insiste sulla chiarezza, ogni pietra e ombra resa con luce nitida. Il preciso committente di questo dipinto non è registrato, ma opere come questa venivano frequentemente commissionate da aristocratici inglesi durante i loro tour europei.

Dopo la sua creazione nel 1743, Venezia: Capriccio del Monastero dei Canonici Lateranensi probabilmente viaggiò verso nord, forse passando attraverso collezioni private prima di entrare nella sfera pubblica. L'attribuzione del dipinto a Canaletto non è mai stata seriamente messa in discussione, il suo stile è inconfondibile nel periodo maturo dell'artista. Oggi, si erge come un esempio primario del genere capriccio, una forma che ha permesso a Canaletto di esercitare sia la sua immaginazione architettonica che la sua acuta osservazione della vita veneziana.

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