Cerere e Proserpina — Storia e analisi
Non si sa esattamente quando Abraham Bloemaert dipinse Cerere e Proserpina, ma ciò che è certo è che il maestro olandese tornò a questo mito più di una volta, e sono conosciute almeno due versioni della sua mano che sono sopravvissute. Questa ripetizione suggerisce una particolare fascinazione, sia personale che guidata dai gusti dei suoi mecenati, per l'antica storia di perdita e riunione tra madre e figlia. Nel vivace mercato dell'arte dei Paesi Bassi all'inizio del XVII secolo, scene mitologiche come questa erano molto richieste tra i collezionisti desiderosi di mostrare sia la loro erudizione che il loro gusto per il dramma. Il momento scelto da Bloemaert è quello di una negoziazione tesa: Cerere, dea del raccolto, affronta Giove per esigere il ritorno della figlia Proserpina, che è stata rapita da Plutone per il mondo sotterraneo.
L'artista colloca le due donne al centro della composizione: Cerere, con il braccio teso in supplica o protesta, e Proserpina che si volta con un misto di desiderio e rassegnazione. Il fascio di grano ai piedi di Cerere segnala il suo dominio sull'abbondanza della terra, mentre lo sfondo scuro e in ritirata accenna all'ombra dell'oltretomba. Rispetto alla più teatrale Lo Stupro di Proserpina di Rubens, la versione di Bloemaert è più silenziosa, concentrandosi sullo scambio emotivo piuttosto che sulla violenza del rapimento. La provenienza precisa di questo dipinto rimane poco chiara, come spesso accade con le opere che circolano nel vivace mercato dell'arte olandese dei primi anni 1600.
È probabile che sia passata attraverso le mani di collezionisti privati prima di entrare in una collezione museale, dove si erge come testimonianza della versatilità di Bloemaert: si sentiva a suo agio con soggetti religiosi, mitologici e pastorali. Oggi, Cerere e Proserpina è apprezzata non solo per la sua narrazione, ma anche come un ottimo esempio della fusione di eleganza italianizzante e dettagli nordici della scuola di Utrecht. La sua sopravvivenza e la continua esposizione ci permettono di intravedere l'appeal duraturo delle storie antiche, raccontate in pittura per un nuovo pubblico.
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