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Gli israeliti raccolgono la manna — Storia e analisi

Nel 1626, la città di Anversa era scossa dalla guerra e dalla fame quando Peter Paul Rubens dipinse La raccolta del manà da parte degli israeliti, una scena di nutrimento miracoloso. Il soggetto non è stato scelto a caso: nei Paesi Bassi cattolici, questo episodio dell'Antico Testamento era diventato un simbolo di speranza e provvidenza divina, particolarmente significativo in una città assediata dalle difficoltà. Rubens, già famoso per i suoi grandi altari, ricevette l'incarico di creare quest'opera per l'Abbazia di San Michele, dove avrebbe ricordato agli spettatori la misericordia di Dio nei momenti di bisogno. Il dipinto cattura gli israeliti all'alba, i loro volti illuminati dai primi raggi di sole mentre si chinano per raccogliere il misterioso manà caduto durante la notte.

Rubens sceglie il momento della scoperta: cesti e panni si riempiono con la sostanza bianca, simile al pane, mentre figure giovani e anziane allungano le mani con gratitudine e stupore. La composizione trabocca di movimento: i bambini tirano le madri, gli anziani guardano verso il cielo, e Mosè si trova a sinistra, con il suo bastone alzato in segno di guida. L'uso di colori ricchi e forme muscolose da parte di Rubens ricorda l'energia dei suoi contemporanei italiani, ma la sua scena è più affollata e immediata rispetto, ad esempio, a La raccolta del manà di Nicolas Poussin, che è più contenuta. Come per molti grandi dipinti religiosi dell'era barocca, il mecenatismo originale di La raccolta del manà da parte degli israeliti è ben documentato, ma il suo percorso dopo aver lasciato l'Abbazia è meno chiaro.

Il dipinto è stato probabilmente spostato o venduto durante i tumulti della fine del XVIII secolo, quando le proprietà ecclesiastiche venivano confiscate e disperse. Oggi, è appeso al Museo del Prado, dove si erge come un testimone della capacità di Rubens di mescolare dramma, fede e quotidianità. Quest'opera segna una fase matura nella carriera di Rubens, quando il suo laboratorio era al massimo dell'attività e la sua influenza al culmine, plasmando il linguaggio visivo dell'Europa cattolica.

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