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Il figliol prodigo cacciato — Storia e analisi

Quando Bartolomé Estebán Murillo dipinse Il Figlio Prodigo Cacciato intorno al 1660, si stava imbarcando in una serie rara e ambiziosa: sei grandi tele dedicate alla parabola del Figlio Prodigo, un ciclo che sarebbe diventato uno dei successi narrativi più celebrati dell'artista. Queste opere furono commissionate per la Hermandad de la Caridad a Siviglia, una confraternita dedicata alla carità, che contava Murillo stesso tra i suoi membri. La serie aveva lo scopo di ispirare atti di misericordia e pentimento, risuonando con la missione della confraternita di aiutare i bisognosi e i penitenti.

Notevolmente, solo quattro dei sei dipinti originali sono sopravvissuti fino ad oggi, dispersi in musei in Europa e America, una testimonianza dei loro turbolenti viaggi. Qui, Murillo cattura il momento fatale in cui il figlio prodigo, dopo aver sperperato la sua eredità, viene cacciato da un bordello da un paio di figure severe. Il giovane, scalzo e in disordine, viene spinto in strada, i suoi beni terreni ridotti a un pacchetto logoro. Intorno a lui, i festaioli e le cortigiane si allontanano con indifferenza o disprezzo; un cane che abbaia e una brocca rovesciata sottolineano la sua improvvisa caduta in disgrazia.

La dolce luce dorata di Murillo si sofferma sul volto angosciato del figlio, invitando alla simpatia dello spettatore, mentre lo sfondo ombreggiato allude all'oscurità morale delle sue scelte. A differenza del dramma crudo dell'interpretazione di Rembrandt della stessa parabola, la versione di Murillo è pervasa da una gentile umanità, enfatizzando la possibilità di redenzione anche nel momento più basso. Il viaggio del dipinto rispecchia il destino inquieto del suo soggetto. Originariamente installato nel refettorio della Hermandad de la Caridad, Il Figlio Prodigo Cacciato fu sequestrato dalle truppe di Napoleone durante la Guerra Peninsulare e portato in Francia, dove rimase fino alla sua restituzione alla Spagna all'inizio del XIX secolo.

Oggi, è appeso al Museo del Prado, un'opera chiave nel periodo maturo di Murillo e un punto di riferimento della pittura barocca sevillana. La sua sopravvivenza, insieme alle sue opere compagne, offre un raro sguardo sull'ambizione narrativa dell'artista e sul suo profondo impegno con temi di peccato, perdono e compassione sociale.

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