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Coriolano supplicato dalla sua famiglia — Storia e analisi

Nel 1652, Nicolas Poussin tornò a un tema che aveva ossessionato le immaginazioni di artisti e statisti: il momento in cui il generale romano Coriolano, esiliato e a capo di un esercito nemico contro la propria città, viene affrontato dalla sua famiglia. Non si trattava di un semplice mito, ma di una storia raccontata sia nell'Ab Urbe Condita di Livio che nelle Vite di Plutarco, e che risuonava profondamente nella Francia del XVII secolo, dove le questioni di lealtà e il potere della persuasione erano tutt'altro che astratte. Il dipinto fu commissionato dal potente cardinale Camillo Massimi, un noto collezionista e mecenate a Roma, che cercava da Poussin una scena che incarnasse il dramma del dovere civico e familiare. Poussin sceglie l'istante in cui Coriolano, armato e risoluto, è assediato fisicamente ed emotivamente da sua madre Volumnia, sua moglie Virgilia e dai loro figli.

La postura del generale è rigida, la sua mano bloccata in un gesto di esitazione, mentre le donne si inginocchiano e si allungano verso di lui, i loro volti supplicanti, i loro corpi formano una barriera vivente. Lo sfondo architettonico e austero e la disposizione misurata delle figure richiamano una scena classica, sottolineando la gravità della decisione che ha davanti. I bambini si aggrappano alle ginocchia del padre — un'eco visiva di innocenza e del futuro in gioco — mentre la luce cade più intensamente sui volti angosciati dei supplicanti, focalizzando l'empatia dello spettatore.

A differenza di Jacques-Louis David nella sua successiva opera I Lictores Portano a Bruto i Corpi dei Suoi Figli, che esplora il costo della convinzione politica, la scena di Poussin è un'azione sospesa, in cui il cuore può ancora trionfare sulle esigenze dello stato. La storia successiva del dipinto è meno drammatica del suo soggetto, ma non meno rivelatrice della sua epoca. Dopo il suo completamento per il cardinale Massimi, Coriolano supplicato dalla sua famiglia rimase in distinte collezioni romane prima di entrare nelle collezioni reali francesi nel XVIII secolo, riflettendo l'alta stima in cui Poussin era tenuto sia dai mecenati italiani che da quelli francesi. La sua attribuzione non è mai stata seriamente messa in discussione, essendo un'opera tardiva del periodo maturo dell'artista, quando era celebrato per le sue composizioni rigorose e la chiarezza morale.

Oggi, il dipinto è ospitato nel Musée des Beaux-Arts di Rouen, dove continua a invitare i visitatori a considerare il conflitto duraturo tra dovere pubblico e amore privato.

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