Il conte Ugolino e i suoi figli in prigione — Storia e analisi
Quando William Blake espose per la prima volta Il Conte Ugolino e i suoi Figli in Prigione nel 1826, gli spettatori rimasero sia affascinati che turbati dalla sua interpretazione di uno dei racconti più oscuri di Dante. La storia proviene da Inferno, dove Dante incontra il Conte Ugolino della Gherardesca, un nobile reale del XIII secolo che fu imprigionato con i suoi figli e nipoti nella Torre della Fame di Pisa, condannato a morire di fame dai suoi nemici politici. La visione di Blake, creata solo un anno prima della sua morte, si erge come una delle immagini più inquietanti del suo periodo finale, catturando il momento di disperazione assoluta che ha tormentato i lettori per secoli. Blake sceglie l'istante in cui Ugolino, emaciato e con gli occhi infossati, siede tra i suoi figli morenti, i cui corpi sono intrecciati in un disperato groviglio di fame e affetto.
Le mani del padre sono serrate, il suo sguardo perso in un tormento interiore, mentre i ragazzi si aggrappano a lui o si accasciando per l'esaurimento. Le forme nette, quasi scheletriche, e la composizione claustrofobica richiamano l'orrore psicologico dei versi di Dante, mentre l'assenza di violenza manifesta intensifica la sensazione di agonia. A differenza della scultura successiva di Jean-Baptiste Carpeaux sullo stesso tema, che enfatizza la lotta muscolare, l'opera di Blake è tutto un collasso interiore, il peso emotivo che preme verso il basso come le stesse mura della prigione. Il medium utilizzato da Blake per quest'opera è incerto; alcune fonti suggeriscono acquerello, altre indicano inchiostro e grafite, ma la sua palette spettrale e le linee espressive sono inconfondibilmente sue.
Creata durante i suoi ultimi anni, fa parte di una serie di illustrazioni di Dante commissionate dal suo mecenate John Linnell, sebbene Blake non visse per completare il set. Il disegno originale ora risiede nella collezione della National Gallery of Victoria, Melbourne, un testamento del viaggio internazionale dell'arte di Blake. Oggi, Il Conte Ugolino e i suoi Figli in Prigione è riconosciuto come un esempio chiave della fascinazione del Romanticismo per il tormento psicologico e l'ambiguità morale, e una meditazione tardiva e personale di Blake sulla sofferenza e sui limiti della resistenza.
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