Studio per Wadatsumi no Iroko no Miya — Storia e analisi
Ciò che colpisce per primo nell'Studio per Wadatsumi no Iroko no Miya è il senso di rituale, poiché due donne—una in rosa, l'altra in verde mare—si trovano assorbite in un atto condiviso che rimane appena fuori dalla portata dello spettatore. La tela verticale ti attira verso l'alto, seguendo la linea dei loro corpi e il movimento dei loro abiti, che sono punteggiati da ciò che sembrano essere fiori o perle. La donna in rosa guarda intensamente, con le mani sollevate in un'offerta o un'invocazione, mentre la schiena della sua compagna è voltata, il suo stesso gesto che riecheggia il movimento ascendente.
La palette è lussureggiante ma attenuata, la pennellata è sciolta e ricercata, come se l'artista stesse cercando di orientarsi verso una visione che è sia antica che nuova. Creata nel 1907, quest'opera appartiene a un momento in cui artisti giapponesi come Aoki Shigeru stavano assorbendo tecniche di pittura occidentali mentre reimmaginavano leggende native e temi spirituali. L'inizio del ventesimo secolo vide un aumento dell'interesse per soggetti mitici, spesso commissionati per spazi pubblici o come esplorazioni dell'identità nazionale in una società in rapida modernizzazione. Sebbene poco sia registrato sul percorso di questo particolare studio, la sua inclusione nel volume del 1983 della Shogakukan suggerisce la sua influenza silenziosa all'interno del canone dell'arte moderna giapponese.
Guarda di nuovo i contorni scintillanti e l'ambiguità quasi onirica—qui, le tracce della storia non sono nei fatti, ma nella presenza persistente di una storia a metà dimenticata.
















