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Cacciata di Cupido dal giardino (Il Savoy) — Storia e analisi

Ciò che colpisce per primo è l'umorismo astuto che anima ogni linea di L'espulsione di Cupido dal Giardino (Il Savoy). Qui, la penna di Aubrey Beardsley trasforma un'espulsione mitica in una scena di farsa sociale: Cupido, il tradizionale combinaguai dell'amore, è ridotto a una figura scontrosa in nero, scacciato da un giardino curato, quasi absurdamente formale. I due adulti—uno con corona e mantello di pelliccia, l'altro con un elaborato cappello—non sono tanto furiosi quanto leggermente ridicoli, i loro costumi e posture esagerate suggerendo una parodia dell'autorità.

Il giardino stesso, con le sue urne simmetriche e le siepi potate, diventa un palcoscenico dove l'ordine trionfa, per ora, sul caos. La linea di Beardsley è inconfondibile: nitida, controllata e piena di dettagli astuti. La fontana al centro del giardino, il fogliame meticolosamente reso e i costumi teatrali servono ad intensificare il senso di artifizio. La composizione attira lo sguardo dello spettatore dal diminuto Cupido dalle ali scure—il cui sguardo petulante all'indietro suggerisce dispetti ancora da venire—fino agli imponenti adulti che dominano il primo piano, e poi verso l'ampia distesa vuota sopra, come se il vero dramma fosse il vuoto lasciato dietro.

Creata nel 1896, quest'opera appartiene al decadente mondo della fine del secolo dei circoli letterari e artistici di Londra, dove l'illustrazione non era mero ornamento, ma una forma di commento astuto. Il Savoy, la rivista per la quale Beardsley lavorava spesso, era un rifugio per tale ingegno e sovversione. Guardare di nuovo questo disegno significa vedere non solo una storia, ma l'appetito di un'intera era per l'ironia e l'artificio distillati nell'inchiostro.

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