Gli scismatici e seminatori di discordia - Maometto — Storia e analisi
Quando William Blake ricevette l'incarico nel 1824 di illustrare la Divina Commedia di Dante, decise di affrontare uno dei passaggi più controversi: la visione di Dante sui scismatici nell'Inferno, dove il poeta colloca il Profeta Maometto tra i seminatori di discordia. Questa decisione suscitò immediato disagio tra alcuni contemporanei, poiché Blake, un pensatore ferocemente indipendente, era ben consapevole dello shock che tali immagini potevano provocare in un'Inghilterra cristiana già diffidente nei confronti delle controversie religiose. L'incarico, originariamente destinato al mecenate John Linnell, sarebbe stato l'ultimo grande progetto di Blake prima della sua morte, e lo affrontò con un mix di riverenza e immaginazione radicale. In questa scena dell'Ottavo Cerchio dell'Inferno, Dante e Virgilio assistono alla punizione di coloro che, in vita, hanno diviso fedi e comunità.
Blake cattura il momento in cui Maometto, il cui corpo è orribilmente squarciato dalla mascella all'inguine, avanza, tenendo aperta la sua ferita come un avvertimento e un simbolo della divisione di cui è accusato di seminare. La composizione è austera: le figure sono allungate, i loro gesti teatrali, con Dante che indietreggia inorridito mentre Virgilio lo guida avanti. Catene e fiamme si snodano sullo sfondo, significando tormento e conseguenze senza fine.
A differenza della rappresentazione più letterale dello stesso episodio realizzata da Gustave Doré, l'approccio di Blake è visionario: le sue figure sembrano fluttuare tra i regni materiale e spirituale, enfatizzando il tormento psicologico tanto quanto quello fisico. Il medium di quest'opera rimane incerto, probabilmente acquerello o inchiostro su carta, come molte delle altre illustrazioni di Dante di Blake, ma è chiaro che non è mai stata completamente completata prima della morte di Blake nel 1827. Il gruppo di disegni e incisioni di Dante, inclusi I cismatici e seminatori di discordia - Maometto, è passato attraverso diverse mani dopo Linnell, e oggi la maggior parte è conservata in collezioni pubbliche come il British Museum e la Tate. Queste opere segnano il culmine dell'impegno di Blake con la poesia visionaria e l'immaginario spirituale, fungendo da testimonianza della sua volontà di affrontare i temi più difficili e provocatori del suo tempo.
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