Due ninfe di Diana che riposano dopo il loro ritorno dalla caccia — Storia e analisi
Quando François Boucher svelò Due Ninfe di Diana che si riposano dopo il loro Ritorno dalla Caccia nel 1748, si trovava al culmine della sua fama come il pittore preferito di Madame de Pompadour, l'influente amante di Luigi XV. Le scene mitologiche di Boucher, con la loro delicata sensualità, furono sia celebrate che criticate ai suoi tempi; Denis Diderot, il critico dell'Illuminismo, si lamentò famosamente: "Ci si stanca di vedere sempre donne nude." Tuttavia, fu proprio questo mix di mito e fascino a rendere tali opere molto ricercate dall'élite francese, che si deliziava nella loro fuga giocosa dalle rigide regole della vita di corte. Il dipinto cattura una pausa tranquilla nel mondo mitico: due delle ninfe di Diana, compagne della dea della caccia, si sdraiano tra un fogliame lussureggiante, con i loro archi e faretre messi da parte. Boucher sceglie non il momento della caccia, ma quello del ritorno — pelle arrossata, arti rilassati e vesti artisticamente disordinate.
Il selvatico sparso e l'attrezzatura da caccia ai loro piedi sono simboli della loro abilità, mentre la luce morbida e maculata e le texture setose suggeriscono un mondo in cui pericolo e sforzo si dissolvono nel piacere. A differenza di Artemide e le sue Ninfe di Peter Paul Rubens, dove la violenza e il dramma della caccia sono messi in primo piano, la scena di Boucher è tutta incentrata sulla languore e sull'intimità, invitando lo spettatore in una Arcadia privata. La storia precisa di questo dipinto all'inizio non è chiara, anche se quasi certamente apparteneva a una collezione privata francese, come era tipico per le opere mitologiche di Boucher. Tali dipinti venivano spesso commissionati per boudoir o saloni, progettati per deliziare e stuzzicare i loro proprietari.
Nel corso dei secoli, Due Ninfe di Diana è passata di mano tra collezionisti e commercianti, la sua attribuzione a Boucher non è mai stata seriamente messa in discussione grazie al suo stile inconfondibile. Oggi, si erge come un testimone del gusto rococò per il mito reimmaginato come dolce fantasia, e dell'attrattiva duratura della visione di Boucher sul tempo libero classico.
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