L'estasi di San Francesco d'Assisi — Storia e analisi
Poche opere di El Greco hanno suscitato tanto dibattito sulle loro origini quanto L'Estasi di San Francesco d'Assisi, creata intorno al 1575. Questa è una delle prime opere conosciute dell'artista dopo il suo arrivo in Spagna, in un momento in cui stava ancora assorbendo le influenze di Venezia e Roma. Il dipinto è uno dei vari trattamenti di San Francesco da parte di El Greco, ma questa versione iniziale è notevole per la sua intensa carica emotiva e per l'incertezza che circonda il suo originale commissionamento—non ci sono registrazioni che ci dicano per chi è stato dipinto o dove è stato appeso per la prima volta.
Gli studiosi devono ricostruire la sua storia solo a partire dallo stile e dalla tecnica. Al centro dell'immagine, San Francesco si inginocchia in un deserto roccioso, con le mani alzate e gli occhi rivolti verso l'alto in estasi mentre un raggio di luce cade su di lui. Questo è il momento descritto nella leggenda francescana quando, nel 1224, il santo ricevette le stigmate—ferite che rispecchiano quelle di Cristo—durante una visione sul Monte La Verna. Il teschio ai suoi piedi parla di mortalità, mentre l'abito ruvido e la cintura di corda sono segni di umiltà francescana.
A differenza dell'approccio sereno e bilanciato di Giovanni Bellini in San Francesco nel Deserto, il Francesco di El Greco è tutto tensione e desiderio, la sua forma allungata e il drappeggio vorticoso catturano il dramma della trasformazione spirituale. Il paesaggio è scarso, quasi astratto, concentrando tutta l'attenzione sull'incontro del santo con il divino. La storia esatta iniziale di L'Estasi di San Francesco d'Assisi è incerta, poiché la provenienza del dipinto prima del XX secolo rimane non documentata. Si ritiene generalmente che sia un'opera spagnola precoce di El Greco, dipinta poco dopo il suo arrivo a Toledo, e rivela la sua transizione dal colore e dalla luce della pittura veneziana a uno stile più espressivo e spirituale che avrebbe definito i suoi anni successivi.
Nel corso del tempo, il dipinto è stato attribuito a vari periodi della carriera dell'artista, ma l'analisi tecnica ora supporta il suo posto tra le sue prime tele spagnole. Oggi, si erge come una testimonianza della fascinazione di El Greco per il mistico e del suo dialogo duraturo con le tradizioni artistiche italiane e spagnole.
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