La Resurrezione di Lazzaro — Storia e analisi
Poche pitture di Carel Fabritius sono sopravvissute, e ancora meno risalgono ai suoi primi anni, rendendo La resurrezione di Lazzaro uno sguardo raro sulle ambizioni giovanili dell'artista prima del suo trasferimento a Delft e della sua tragica morte nell'esplosione di polvere da sparo di Delft nel 1654. Creata nel 1640, quest'opera è una delle prime scene religiose conosciute di Fabritius, dipinta mentre era ancora sotto l'influenza del suo maestro, Rembrandt van Rijn. L'attribuzione dell'opera è stata oggetto di dibattito, con alcuni che la attribuivano allo stesso Rembrandt, ma un'accurata analisi tecnica ha confermato la mano di Fabritius.
La sua sopravvivenza è notevole, data la breve vita dell'artista e le perdite subite nel disastro di Delft. Il Vangelo di Giovanni racconta come, dopo quattro giorni nella tomba, Lazzaro venga chiamato dalla voce di Cristo, assistito dalle sorelle in lutto Maria e Marta e da una folla di piangenti. Fabritius sceglie il momento in cui Lazzaro, ancora avvolto nel suo sudario, inizia a sollevarsi, con il volto rivolto verso la luce che proviene dalla mano tesa di Cristo. La composizione è densa di figure, i cui gesti sono un misto di meraviglia e incredulità; Maria unisce le mani in preghiera, mentre altri indietreggiano o si inclinano in avanti con stupore.
L'uso del chiaroscuro da parte di Fabritius—ombre profonde e illuminazione improvvisa—deve molto a Rembrandt, ma i volti sono resi con un realismo nervoso e ricercato che suggerisce lo stile in via di sviluppo del giovane pittore. A differenza della propria Resurrezione di Lazzaro di Rembrandt, dove Cristo si trova a parte nell'ombra, Fabritius lo colloca al centro, dominando la scena con un'autorità silenziosa. La provenienza iniziale di La resurrezione di Lazzaro rimane incerta, come spesso accade con opere dell'età d'oro olandese che non furono prodotte per una chiesa o un mecenate specifico. È probabile che il dipinto fosse destinato alla devozione privata o a un cabinet di un collezionista, riflettendo il gusto protestante per la narrazione biblica in contesti domestici.
Nel corso dei secoli, il dipinto è passato attraverso diverse mani, a volte mal attribuito, prima che gli studiosi ristabilissero l'attribuzione a Fabritius nel ventesimo secolo attraverso analisi stilistiche e tecniche. Oggi è riconosciuto come un'opera chiave per comprendere gli inizi di Fabritius e la sua relazione con Rembrandt, ed è esposto in una collezione pubblica, dove offre una rara finestra sulle ambizioni di un giovane artista il cui potenziale è stato interrotto.
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