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Ulisse che deride Polifemo — Storia e analisi

Quando Ulisse che deride Polifemo fu esposto per la prima volta alla Royal Academy nel 1829, suscitò sia ammirazione che confusione: un critico si meravigliò delle sue "nebbie abbaglianti e nuvole ardenti", mentre altri faticavano a decifrare le sue forme vorticosi. Il dipinto si distingue come una delle opere mitologiche più ambiziose di Joseph Mallord William Turner, creata al culmine della sua fama. Turner posizionò deliberatamente quest'opera accanto ai paesaggi del suo rivale John Constable, innescando un vivace dibattito nel mondo dell'arte londinese sul futuro della pittura britannica.

Il suo trattamento drammatico della luce e del colore fu visto come una sfida audace alla tradizione, spingendo gli spettatori a riconsiderare cosa potesse essere un dipinto storico. Turner cattura il momento dell'Odissea di Omero in cui Ulisse, dopo aver accecato il gigante Polifemo, fugge in nave e deride il ciclope furioso da lontano. Lo sguardo del dipinto è attratto dalle vele brillanti della nave di Ulisse, immerse in un'alba infuocata che sembra dissolvere il confine tra mare e cielo. Sopra, la massiccia e ombrosa figura di Polifemo si erge dalle scogliere rocciose, il suo braccio teso che cerca invano.

Le pecore sparse, un riferimento all'astuta fuga sotto i ventri degli animali, punteggiano i pendii inferiori. A differenza di trattamenti precedenti di questo mito, come Ulisse e Polifemo di Arnold Böcklin, Turner dissolve la chiarezza narrativa in una visione di forze elementari, utilizzando colore e luce per evocare il caos e il trionfo del momento. Il dipinto fu acquisito poco dopo il completamento dal collezionista Walter Fawkes, un devoto mecenate di Turner e un sostenitore chiave del suo stile sperimentale. Nel corso degli anni, Ulisse che deride Polifemo passò di mano in mano prima di entrare nella collezione della National Gallery, e successivamente nel lascito Turner della National Gallery, che alla fine formò il nucleo delle opere di Turner nella Tate Britain.

Oggi, rimane un punto culminante della collezione della Tate, emblematica del periodo tardo di Turner, quando spinse i confini della pittura narrativa verso qualcosa di visionario e nuovo. Il medium originale—olio su tela—ha resistito alla prova del tempo, sebbene i colori audaci del dipinto e la sua energica pennellata continuino a suscitare dibattiti sulle intenzioni di Turner e sul suo posto nella storia dell'arte.

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