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Edmund Spenser (c.1552–1599) — Storia e analisi

Quando William Blake dipinse Edmund Spenser (c.1552–1599) nel 1800, viveva nel villaggio di Felpham, Sussex, sotto il patrocinio del poeta William Hayley. Questo ritratto è uno di una serie notevole in cui Blake cercò di evocare gli spiriti dei giganti letterari dell'Inghilterra, un atto che descrisse come "teste visionarie". Non esiste un ritratto vitale noto di Spenser, e Blake affermò di averlo dipinto da una visione, non da alcun ritratto esistente.

L'opera si colloca quindi all'intersezione tra biografia e immaginazione, un tributo di un poeta-artista a un altro il cui epico The Faerie Queene ha plasmato la letteratura inglese. Blake presenta Spenser in una calma ultraterrena, con lo sguardo rivolto lontano dall'osservatore, come se stesse ascoltando una voce che solo lui può sentire. I tratti del poeta sono resi con una dolcezza delicata, quasi spettrale, gli occhi incavati e pensierosi, i capelli e la barba che fluiscono in riccioli sciolti e onirici. Non ci sono libri o penne a ancorarlo nel mondo materiale; piuttosto, l'attenzione è rivolta al volto luminoso, immerso in un pallido bagliore che sembra emanare dall'interno.

Questo approccio contrasta con i ritratti più formali ed emblematici di scrittori da parte di contemporanei come Thomas Lawrence, che enfatizzerebbero lo status e l'intelletto attraverso costumi e oggetti. Qui, Blake ci invita a vedere Spenser come un visionario, un condotto per l'ispirazione piuttosto che una figura di successo mondano. Il mezzo esatto di quest'opera rimane incerto; alcune fonti suggeriscono tempera, altre gesso o acquerello, ma la sua superficie delicata e l'effetto etereo sono caratteristici della serie di ritratti di Blake di questo periodo. Il dipinto è stato probabilmente creato per Hayley o per il proprio circolo di ammiratori di Blake, e riflette il suo profondo impegno con la tradizione poetica inglese.

Oggi, Edmund Spenser (c.1552–1599) è conservato nella National Portrait Gallery di Londra, dove si erge come una rara testimonianza della doppia identità di Blake sia come pittore che come poeta, e della sua fascinazione per lo spirito creativo.

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