Eugène Delacroix, Medea furiosa, schizzo, ca. 1836 — Storia e analisi
Poche immagini nell'arte del XIX secolo sono cariche di violenza psicologica come medea furiosa, schizzo, 1836 ca di Eugène Delacroix. Creata intorno al 1836, quest'opera cattura la fascinazione dell'artista per il momento più straziante della tragedia di Euripide: la vendetta di Medea contro Giasone. Delacroix tornò su questo soggetto diverse volte, ma questo schizzo è particolarmente apprezzato per la sua immediatezza cruda: una finestra non filtrata sul suo processo creativo all'apice delle passioni tempestose del Romanticismo. Al centro della composizione, Medea stringe i suoi figli, con gli occhi sbarrati e disperati, pochi istanti prima di compiere il suo atto infame.
Il suo corpo si contorce, allontanandosi da inseguitori invisibili, le sue braccia fungono sia da scudo che da prigione. I volti dei bambini sono uno studio di terrore e innocenza, i loro piccoli corpi premuti vicino alla madre, ignari della sua determinazione. Le linee energiche di Delacroix e i drammatici contrasti di luce e ombra intensificano il senso di catastrofe imminente.
A differenza di Medea che esita a uccidere i suoi figli di Angelica Kaufmann, la visione di Delacroix è tutta turbolenza e movimento, catturando l'istante prima che la ragione ceda all'orrore. Il mezzo preciso di questo schizzo rimane incerto, ma la sua forza espressiva lo ha reso un punto di riferimento per gli studiosi di Delacroix e del movimento romantico. Non ci sono registrazioni di un incarico formale; piuttosto, sembra essere stata un'esplorazione privata, forse uno studio preparatorio per dipinti o litografie successive sullo stesso tema. La posizione dello schizzo è cambiata nel corso degli anni, passando attraverso collezioni private e mostre prima di entrare nell'occhio pubblico.
Oggi, si erge come una testimonianza della incessante ricerca della verità emotiva di Delacroix, segnando un momento cruciale nel suo dialogo di una vita con il mito, la violenza e gli estremi del cuore umano.
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