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Allegoria dei vizi — Storia e analisi

Nessuno sa con certezza perché Correggio dipinse Allegoria dei Vizi, o addirittura per chi, ma la storia del dipinto è segnata da un mistero affascinante: a lungo si è pensato che fosse il pendant perduto di Allegoria delle Virtù, ora al Louvre. Per secoli, gli studiosi si sono interrogati se queste due opere fossero state concepite come una coppia, destinate a essere appese insieme in uno studiolo rinascimentale, o se la loro connessione fosse un'invenzione successiva. L'assenza di un chiaro incarico, di una data o persino di una firma ha solo approfondito l'enigma, rendendo Allegoria dei Vizi un punto di riferimento per i dibattiti sull'attribuzione e sul significato nell'opera dell'artista. Al centro di Allegoria dei Vizi, un gruppo di figure si contorce in una vicinanza inquieta, i loro gesti e attributi incarnano le mancanze morali che minacciano l'anima.

Una donna con un serpente attorcigliato attorno al braccio rappresenta l'Invidia, mentre un'altra figura, coronata di alloro ma con lo sguardo rivolto verso il basso, allude all'autodistruzione dell'Orgoglio. La composizione è densa e inquieta, i corpi contorti delle figure e i loro sguardi ansiosi risuonano con l'avvertimento incastonato nella scena. A differenza dell'armonia serena di Allegoria delle Virtù, qui il tocco di Correggio è più agitato, la palette più scura, invitando a un confronto con le allegorie moralistiche di Andrea Mantegna, il cui influsso si fa sentire nel modellato scultoreo e nei dettagli simbolici. La storia precoce del dipinto rimane oscura; non è menzionato in inventari o lettere dell'epoca di Correggio, e la sua provenienza prima del XVIII secolo è incerta.

Nel XVIII secolo, si trovava nella collezione della famiglia Gonzaga a Mantova, il cui gusto per l'allegoria e il simbolismo erudito può spiegare la sua presenza lì. Nel corso del tempo, l'attribuzione a Correggio è stata contestata e difesa da generazioni di studiosi, alcuni dei quali hanno suggerito che fosse opera di un seguace o di un imitatore. Oggi, Allegoria dei Vizi è riconosciuta come un esempio significativo, sebbene enigmatico, di allegoria rinascimentale, che riflette sia le ansie morali che l'inventiva visiva del suo tempo.

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