Fine Art

Mida che trasforma in oro il ramo di una quercia, detto un tempo Numa Pompilius e la ninfa Egeria — Storia e analisi

Quando Mida che trasforma in oro il ramo di una quercia, detto un tempo Numa Pompilius e la ninfa Egeria entrò per la prima volta nella collezione del Cardinale Mazarin a metà del XVII secolo, fu mal identificato per decenni come una scena del re romano Numa e della sua consorte divina. Questa confusione parla del soggetto enigmatico del dipinto, che anche oggi attira lo sguardo e la mente nel dibattito. La vera storia, tuttavia, è radicata nel mito del re Mida, il cui fatale desiderio per il tocco dorato è diventato un racconto di avvertimento in tutta Europa.

La prima errata attribuzione del dipinto è una testimonianza sia della complessità della narrazione di Nicolas Poussin sia delle priorità mutevoli di collezionisti e studiosi nel corso dei secoli. Nel cuore della scena, Poussin cattura l'istante in cui Mida, appena concesso il suo desiderio da Dioniso, scopre il suo potere toccando il ramo di una quercia da sughero, che fiorisce in oro davanti ai suoi occhi. Il gesto del re—esitante, quasi spaventato—contrasta con il luccichio lussureggiante, ma improvvisamente innaturale, del ramo trasformato. Intorno a lui, assistenti e ninfe indietreggiano o guardano con stupore, le loro pose echeggiando antichi rilievi.

La chiarezza e l'ordine della composizione richiamano i contemporanei romani di Poussin, ma il suo trattamento del mito è più psicologico: il ramo dorato è sia un miracolo che una maledizione, il suo bagliore innaturale isola Mida dal mondo vivente. A differenza delle versioni più esuberanti del mito di Peter Paul Rubens, l'approccio di Poussin è misurato, invitando lo spettatore a riflettere sulle conseguenze del desiderio umano. La storia precoce del dipinto rimane in parte velata, ma si sa che era in Francia negli anni '40 del Seicento, apprezzata da collezionisti che ammiravano l'approccio colto di Poussin all'antichità. La sua errata identificazione come scena della vita di Numa Pompilius è persistere fino al XIX secolo, corretta solo quando gli studiosi hanno rintracciato la sua iconografia fino alle Metamorfosi di Ovidio.

Oggi, l'opera si erge come un esempio chiave della prima maturità di Poussin, dipinta durante il suo primo periodo romano, quando stava forgiando il proprio cammino tra il classicismo francese e l'innovazione italiana. Il suo viaggio da collezione privata a galleria pubblica riflette le fortune mutevoli del mito stesso—sempre aperto a nuove letture, ma ancorato nella mano attenta dell'artista.

Altre opere di Nicolas Poussin

Più arte di Mitologia