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Danaë — Storia e analisi

Danaë giace nuda su un letto drappeggiato con tessuti bianchi e rossi, il suo corpo inclinato verso lo spettatore, un braccio sollevato sopra la testa e l'altro chiuso al suo fianco, mentre una cascata di monete d'oro scende dall'alto. Dietro di lei, una serva in abito blu e con un fazzoletto bianco raccoglie le monete che cadono nel suo grembiule, con il volto rivolto altrove, assorbita nel suo compito. Il soggetto proviene dal racconto di Ovidio su Danaë, imprigionata dal padre e visitata da Zeus sotto forma di pioggia dorata, che porta alla nascita di Perseo.

Questo dipinto è insolito tra le opere di Artemisia Gentileschi perché eseguito su rame, un supporto utilizzato più spesso da suo padre Orazio, il che ha portato a dibattiti sulla sua attribuzione. La resa naturalistica della forma femminile e la tensione emotiva nella postura di Danaë sono state citate come prova della mano di Artemisia, riflettendo la sua sensibilità verso le esperienze di angoscia delle donne. Un restauro nel 1986 ha rimosso il vernice scolorita, rivelando il blu vibrante del vestito della serva.

Danaë è stata dipinta a Roma intorno al 1612 e è apparsa per la prima volta nell'era moderna in un'asta Sotheby’s a Monaco nel 1986, dove è stata venduta come opera di Orazio Gentileschi prima di essere attribuita ad Artemisia.

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