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Autoritratto come Allegoria della Pittura — Storia e analisi

Nessuna donna prima d'ora aveva osato dipingersi come l'incarnazione stessa della Pittura. In Autoritratto come Allegoria della Pittura, creato intorno al 1630, Artemisia Gentileschi ha fatto ciò che i suoi contemporanei maschi potevano solo immaginare: ha fuso la propria somiglianza con la figura allegorica descritta nell'Iconologia di Cesare Ripa, rivendicando il suo posto non solo come artista, ma come la personificazione vivente del suo arte. L'autorialità del dipinto non è mai stata messa in dubbio, poiché solo una donna poteva servire da modello per questa allegoria, che Ripa prescrisse come una bella donna con i capelli disordinati, una catena d'oro e un pennello in mano. La tela cattura Artemisia nell'atto di dipingere, con il braccio alzato, il pennello pronto, gli occhi fissi sulla tela invisibile davanti a lei.

Indossa un vestito largo di tono oliva, la cui manica scivola per rivelare i forti muscoli del suo avambraccio, un'immagine di intelligenza e lavoro fisico. Attorno al suo collo pende una catena d'oro con un ciondolo a forma di maschera, che simboleggia l'imitazione, un concetto chiave nella teoria dell'arte dell'epoca. La luce cade drammaticamente sul suo viso e braccio, una tecnica che ricorda Caravaggio, ma qui il dramma è personale: l'artista come creatore e musa in uno.

A differenza dei molti autoritratti di Rembrandt, che sondano la psiche, l'immagine di Artemisia è una dichiarazione di identità professionale e ambizione. La commissione esatta per quest'opera rimane incerta, anche se probabilmente risale ai suoi anni in Inghilterra alla corte di Carlo I. Il medium del dipinto è dibattuto: alcuni credono che sia olio su tela, ma non esiste alcun documento definitivo. Oggi, Autoritratto come Allegoria della Pittura è conservato nella Royal Collection, un testimone della reputazione internazionale di Artemisia.

Si erge come una dichiarazione audace nella sua carriera, affermando la sua autorità in un campo dominato dagli uomini e offrendo un raro sguardo sulla auto-costruzione di un'artista donna nell'era barocca.

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